Robert Khan: “vi spiego perché è nato Internet”

Intervista de La Stampa a Robert Khan uno dei padri fondatori della Rete

«Anche i premi Pulitzer sono stati contaminati inesorabilmente da Internet». Robert Kahn, 74 anni, ingegnere informatico newyorkese, di Internet non è solo un pioniere, ne è “padre”: assieme a Vint Cerf inventò nel 1973 i protocolli “Tcp/Ip” (Transmission control protocol/Internet protocol), la tecnologia alla base del funzionamento della comunicazione online.

Il prossimo giugno riceverà il primo «Queen Elizabeth Prize for Engineering»: un premio da 1,2 milioni di euro che dividerà assieme a Cerf, Tim Berners Lee, Marc Andreessen e Louis Pouzin, ingegneri «visionari». È arrivato alla fine di Biennale Democrazia a Torino per parlare oggi al congresso informatico Infocom, che si tiene al Lingotto fino al 19 aprile.

Che cos’è Internet a quarant’anni dalla sua invenzione?
«È quello che si vuole che sia. L’ho inventata per comunicare».

La democrazia elettronica è un’utopia?
«Finchè non è arrivata Internet non era immaginabile quanto quest’invenzione potesse facilitare l’accesso all’informazione da parte della gente; e come per tutte le grandi scoperte e imprese umane, può essere utilizzata a favore o contro l’umanità. Come viene usato questo sistema globale di informazione nella pratica è determinato dalla gente e può essere utilizzato pro o contro la democrazia. Certo che bisogna che si colmi il divario digitale tra chi può accedere alla Rete e chi no: negli Usa si stanno tentando diverse strategie per allargare la partecipazione, aumentare la competizione, rimuovere le barriere. Tutto questo fa parte di un discorso sociale più ampio, che riguarda il superamento delle diseguaglianze economiche. Tutti i Paesi alla fine dovranno prendere le decisioni più sensate per i loro cittadini».

Qual è la natura della conoscenza nell’era digitale?
«Internet abilita l’accesso all’informazione sotto forma di servizi. Internet potrebbe sfidare i governi a riconsiderare alcuni specifici nuovi sviluppi che potrebbero non essere adeguatamente affrontati dalle leggi esistenti. Cambierà il copyright, emergeranno sistemi di micropagamenti, si troveranno soluzioni per non dividere i cittadini digitali in serie A e B».

Che cosa possiamo aspettarci dall’Internet del futuro?
«I servizi di informazione di base su Internet sono il risultato della potenza dei protocolli e delle procedure che abilitano l’interoperabilità tra le diverse reti, computer, apparecchi e applicazioni di ogni genere. Man mano che sviluppiamo più applicazioni e integriamo più capacità avanzate all’interno di Internet, la sua funzionalità continuerà a espandersi. I servizi esistenti molto probabilmente miglioreranno e si aggiungeranno nuove capacità. Arriveranno modi più efficaci per coinvolgere più parti in discussioni di gruppo e nei processi decisionali, più passaggi dalla simulazione e virtualità alla creazione di eventi e artifatti reali, e ovviamente più utilizzi di applicazioni di tecnologie senza fili di ogni tipo. Il tema dell’identità diventerà sempre più importante, e la maggiore necessità di rivolgersi a Internet per l’accesso all’informazione significherà un accesso a molte più informazioni private di quanto non si volesse permettere al pubblico. Andando avanti, quindi, sarà sempre più delicata la gestione dell’identità. Ma a parte questo, secondo me la forza propulsiva maggiore per lo sviluppo e l’evoluzione di Internet nel futuro si troverà nelle menti creative e innovative dei suoi utenti. Lasciando spazio a un po’ di meravigliosa casualità».

fonte: www.lastampa.it/masera

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