La propaganda di Matteo Salvini sui social network

La rete e i social media sembrano essere gli strumenti privilegiati dal leader della Lega Nord per muovere guerra ai suoi principali avversari e calibrare le sue strategie comunicative 2.0

In guerra. Siamo in guerra. Se fosse per Matteo Salvini, segretario lombardo della Lega nord, dovremmo mettere i sacchi di sabbia alla finestra. Un allarmismo, il suo, che cresce, tweet dopo tweet.

Lo Stato pattuglia con «maxi blitz del Fisco, bar, discoteche e ristoranti»; dall’Europa arrivano «gli sciacalli di Bruxelles che riprovano a fregarci con lo spread»; alle frontiere premono «290 clandestini», «altri 350 clandestini», «altri 135», così, ad libitum. E all’interno dei nostri confini imperversano i criminali. E sia chiaro: i criminali son tutti «stranieri che vengono qui per ammazzare, spacciare, stuprare, investire, rubare, picchiare.

IMMIGRATI NEL MIRINO. Tutti gli articoli che l’europarlamentare linka su Twitter rimandano a fatti di sangue compiuti da immigrati. «Un ROMENO (rigorosamente in maiuscolo, non sia mai che a qualcuno sfugga) che guidava un suv senza patente ha ucciso in Calabria»; «Il sindaco di Pozzallo: ‘La città è totalmente IN MANO AGLI IMMIGRATI’»; «Sangue in stazione. Un marocchino accoltellato al torace, un tunisino sfregiato al volto».

LE DUE ITALIE. Insomma, le cose vanno male. L’Italia è allo sfascio. E il default, e Salvini non perde occasione di ricordarlo, è dietro l’angolo. Il nostro Paese «supera il record di sempre del debito pubblico»; «Sei italiani su 10 non vanno in VACANZA», «gli anziani cercano fra gli avanzi del mercato un po’ di verdura». Eppure lo Stivale diventa improvvisamente il Bengodi per gli immigrati. È come se questi avessero gli indirizzi giusti, i contatti giusti. Perché sullo stesso suolo dove un italiano patisce, loro hanno «nuove villette»; un «VILLAGGIO con ARIA CONDIZIONATA», un «posto di LAVORO PUBBLICO anche senza la cittadinanza».
L’IDEOLOGIA DELL’UOMO QUALUNQUE 2.0 Una cosa è certa. Salvini sui social network ci sguazza. Posta molto sia su Twitter sia su Facebook. In Rete racconta la sua attività politica, annuncia interventi sui media, ma condivide anche ritagli di vita quotidiana: la figlia che cresce, l’allegria del week end a pescare. Ma soprattutto lavora alla costruzione d’un punto di vista che una volta avremmo chiamato dell’«uomo qualunque» o della «persona normale».

IDENTIFICAZIONE CON L’ELETTORE. E nel farlo, il segretario leghista non fa che ripeterti che lui è come te. Come te, s’incavola per un sorteggio di Champions, prova la gioia semplice di mangiare «gnocchi al burro, insalata e ravanelli» o di sorseggiare «un bicierin de grapa di quella buona». Ha, come te, le piccole nevrosi di ogni uomo al volante: se c’è un lavoro stradale l’ha «programmato un pirla», gli «AUTOVELOX sono imboscati», ad agosto la grande città è bella perché «trovo parcheggio ovunque!».

LE CATEGORIE: NOI E LORO. E non è tutto. Salvini sa che tu sei nel giusto e gli altri sbagliano. Per lui esiste chiaramente un noi e un loro. Il noi è: bianco, etero, cattolico e di genitori italiani – e vien da sospettare maschio perché di cose belle dette sulle donne non se ne trovano. Tutto il resto è loro. Se sei omosessuale puoi essere un «amico» e pure «un militante della Lega», ma non puoi sposarti. Chi propone di cambiare nei moduli per l’asilo la dizione «mamma e papà» in «genitore 1 e genitore 2» – come la delegata ai diritti civili del Comune di Venezia, Camilla Seibezzi – deve essere «FERMATAAAAA!» e «ricoverata!!!».
Lo straniero? Clandestino o oggetto di pietà
Se sei straniero invece puoi finire in due categorie: quella tremenda dello «schifoso CLANDESTINO» che ruba, uccide eccetera; o quella positiva che però ti guadagni solo se muori. Cioè se affoghi in mare con la tua famiglia non sei più «clandestino», ma diventi «immigrato». Ma resti comunque un «disperato da mantenere». Da lì non esci. O cattivo o oggetto di pietà.
IL LAVORO RUBATO AGLI ITALIANI. Il lavoro, per Salvini, non redime. Anzi. Se sei manovalanza, sottrai occupazione agli italiani «che ora mai sono disposti a fare QUALSIASI LAVORO: dal raccogliere i pomodori alla vendemmia, dalle badanti ai lavori pesanti». Le cose non sono molto diverse se sei un imprenditore. «LA REPUBBLICA: ‘Ora gli IMMIGRATI danno lavoro agli italiani, 70 mila assunti nelle aziende create da stranieri’. Ah, se non ci fossero questi benedetti immigrati…».
Se poi sei straniero e fai carriera è la fine. Se sbanchi e vai in Nazionale come Balotelli dovresti «pensare a tirare calci al pallone» e «non a provocare i tifosi avversari e a piagnucolare per i BUU o i FISCHI».
OSSESSIONATO DA KYENGE. Ma la tragedia, quella vera, è se diventi ministro. Il politico più citato nei tweet di Salvini non è l’attuale presidente del Consiglio Enrico Letta (che poi è un «signorino»), né Grillo, e neppure Silvio Berlusconi, ma Cécile Kyenge.
Ne è ossessionato. E via con la raffica di critiche. «Eccoci la dose quotidiana di BANALITÀ KYENGIANA»; «Altri 125 CLANDESTINI sbarcati a Siracusa. Altra bontà per Kyenge»; «Povera donna, al posto sbagliato nel momento sbagliato». E ancora: «Le priorità della signora Kyenge. Togliere il velo alle suore»; «Kyenge dice che ‘la crisi in Egitto porterà un’impennata di IMMIGRAZIONE in Italia’ (un genio!)».
Per numero, i tweet o i post di Facebook su Kyenge, possono rivaleggiare solo con quelli sugli «stranieri assassini» o sulla centralità dell’auto nella vita d’un maschio: dalla difficoltà di trovare parcheggio all’imposizione nazista dello Ztl.
LA POLITICA DEL TORNACONTO. Perché il mondo Salvini lo narra dalla prospettiva strettissima e ansiogena di chi è dentro un abitacolo e bloccato in un ingorgo infernale. Una sorta di paura declinata in due domande che fan da spartiacque del bene e del male: cioè: «Quanto mi costa?» o «E io che ci guadagno?».
Il papa compie una visita storica a Lampedusa e il commento è: «Ma non potrebbe riportarsi un po’ di clandestini in Vaticano?». A Siracusa i bagnanti aiutano dei migranti, Napolitano li elogia e lui attacca: «Che palle! Ora li manterrà il signor Napolitano?».
Insomma nel mondo di Salvini, viviamo un allarme permanente. Perché se siamo sotto attacco da Roma, dall’Europa, se siamo minacciati costantemente dagli immigrati e neanche del papa ti puoi fidare, allora è legittimo pensare a se stessi.

fonte: Lettera 43

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