I social network della fede

Greg Burke, responsabile della comunicazione del Vaticano, vuole ridurre il digital divide della Chiesa. Ma per le nuove generazioni di cattolici, internet è già uno strumento per vivere la religione. Lo scopriamo in occasione della Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, che inaugura oggi con un network (600mila utenti attivi su Facebook e Twitter) di persone che così condividono in Rete la propria esperienza di fede

L’estinzione del digital divide della Chiesa è il primo obiettivo di Greg Burke, advisor per la comunicazione del Vaticano. Il giornalista di Fox News dovrà lavorare sulle generazioni nate prima di Google. La fede dei giovani cattolici è già veicolata dal web. Attorno la giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, che inaugura oggi 23 luglio, si è creato un network composto da 600mila utenti attivi su Facebook e Twitter. Persone che in rete mettono la propria esperienza di fede.

La svolta di Elisabetta è iniziata durante la Gmg del 2000. “A Roma ho capito che volevo fare l’educatrice. Mettermi a servizio degli altri è la mia vera vocazione”. Per Elisabetta le giornate mondiali della gioventù sono state le tappe fondamentali della storia con il fidanzato che sposerà in autunno. “Ho capito di voler condividere un cammino di fede con il mio compagno durante la Gmg di Sidney. Prima dell’appuntamento di Madrid ci siamo fidanzati”.

“Quando si parla di Chiesa, precisa Mons. Anselmi (Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile), ci si concentra soprattutto sul Papa, i vescovi, i preti e le suore. La Chiesa è fatta per il 95% da laici che condividono il proprio quotidiano con credenti e atei”. “Per me che sono cristiana, sottolinea Ilaria (educatrice operante in ambito diocesano), non esiste una vita cattolica e una senza fede. Il Signore mi parla anche attraverso delle persone che non si definiscono cristiane come i miei amici musulmani. Tutto quello che incontro alimenta la mia fede. A volte la mette anche alla prova. Le testimonianze degli altri mi sono servite per ragionare, per personalizzare il mio cammino di fede iniziato a 14 anni. Dai buoni esempi sono partita per vivere al meglio lo studio, il lavoro e i rapporti personali. Il matrimonio e la gravidanza fanno parte di questo cammino”.

Il confronto con la famiglia, secondo Suor Beatrice, è un problema che i giovani cattolici condividono con gli altri coetanei. “I ragazzi che conosco sono fragili. Devono essere ascoltati perché non hanno dei punti di riferimento. Quando incontrano delle testimonianze credibili e persone che hanno abbracciato una scelta per tutta la vita si sentono accolti”. Sui ragazzi, secondo Don Stefano, ricadono i problemi degli adulti. “Si dice troppo spesso che i giovani non hanno ideali, un futuro e la voglia di emanciparsi dalla famiglia. A mio avviso è il mondo dei grandi che vive questi disagi. Le nuove generazioni che frequento non possono parlare del proprio futuro con le famiglie. I genitori, scoraggiati, non sanno ragionare con loro dei problemi che comporta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta”.

“I ragazzi, precisa Suor Beatrice, faticano a guardarsi dentro. Hanno paura di non essere all’altezza dei sentimenti che provano”. A nulla, secondo Don Stefano, è servita la moltiplicazione dei canali dedicati al dialogo. “Dietro l’abbondanza di comunicazione, spesso, ci si nasconde. L’ascolto deve ritornare ad essere una priorità. I ragazzi lo sanno e ti scelgono al di là della vacua vivacità che si utilizza per conquistarli”. Dall’udito, oggi, si dovrebbe ripartire per spegnere i rumori provocati dai simboli che hanno trasformato la solidarietà in solitudine.
Fonte: http://d.repubblica.it/attualita/2013/07/23/news/non_c_un_divario_tra_gli_atei_e_i_cattolici-1753362/

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