Theresa May invoca la Brexit, ma la rete chiede più Europa

brexit

Londra reagisce alla Brexit: in nessun altro paese europeo la rete si è schierato in maniera così forte a favore dell’Europa nel giorno della ricorrenza dei Trattati di Roma

di Guido Petrangeli e Roberto Adriani

Sabato 25 marzo è una data da non dimenticare. Non solo per la ricorrenza dei 60 anni dai trattati di Roma, ma anche per segnare sul calendario la prima sconfitta dei movimenti populisti e anti-europeisti. Le piazze romane, che potevano diventare il territorio di rivendicazioni ultra-nazionaliste, si sono colorate di tantissime bandiere e slogan pro Europa.

A distanza di migliaia di km, in altre piazze, a Londra, andava in scena un’imponente manifestazione contro la Brexit. Ad unire molto più che idealmente Roma con Londra ci ha pensato la rete, dove milioni di utenti si sono riversati per rompere le maglie di un “sentiment” reazionario che fino ad oggi, da Brexit fino a Trump, sembrava dettare legge.

Londra, in particolare, è stata la piazza virtuale dove con più forza si è manifestato a favore dell’Europa. Nella giornata della marcia contro la Brexit nella twitter-sfera londinese si è imposto, per più di 11 ore, l’hashtag #UniteforEurope, che a fine giornata è risultato l’argomento più discusso in tutta Inghilterra. Tra le parole più ricorrenti usate per commentare #UniteforEurope abbiamo trovato le keyword #stopbrexit e #remain. Anche spostandoci su Facebook possiamo rilevare come i post pubblicati su #UniteforEurope siano di gran lunga superiori a quelli su #brexit. Inoltre l’evento londinese della marcia per l’Europa ha ottenuto su questo social l’adesione di oltre 20 milioni di utenti.

In nessun altro paese europeo la rete si è schierato in maniera così forte a favore dell’Europa nel giorno della ricorrenza dei Trattati di Roma. D’altronde che il vento pro Europa soffiasse in maniera forte a Londra era evidente già quattro mesi dopo il referendum sulla Brexit, quando la rete si pronunciò in massa a favore del #Remain in occasione della decisione della corte Suprema Britannica di derubricare a mera “consultazione popolare” il voto del 23 giugno scorso.

L’atteggiamento della City non deve sorprenderci: Londra, a differenza del resto del paese, è per vocazione internazionale, multiculturale e aperta al mondo. Ospita un gran numero di aziende globali, molte delle quali straniere. Non poteva perciò che guardare con sospetto alla Brexit e alla cultura antiglobalista che l’ha alimentata. In questi giorni però il Governo di Theresa May invocherà formalmente l’art. 50 e inizieranno i negoziati per l’uscita dall’UE. Londra sta affrontando questo passaggio con una certa preoccupazione per il futuro, perché la retorica contro le multinazionali da parte degli antiglobalisti sarà pure di facile presa, ma poi le cose si complicano quando bisogna fare i conti con i posti di lavoro che queste aziende garantiscono e gli investimenti che sono in grado di sostenere. Di certo la prospettiva di essere esclusi dal mercato unico europeo, nel quale le merci e i servizi circolano liberamente senza pagare dazi doganali, non pare proprio un’ottima idea.

Come sta reagendo Londra di fronte a questa sfida imprevista? Una soluzione definitiva ancora non c’è, di certo la città e le sue autorità stanno cercando un modo per poter continuare a garantire alle proprie aziende l’accesso al mercato unico europeo. Lo sforzo di Londra di instaurare relazioni privilegiate con l’UE non è solo una questione economica, rivela già l’identità che molto probabilmente la città assumerà sempre di più nel futuro, ovvero quella di essere una capitale mondiale con un livello di autonomia e autogoverno sempre maggiori rispetto al resto della Gran Bretagna.

Le dinamiche scaturite dalla Brexit potrebbero però diventare anche un opportunità per paesi come l’Italia. Un esempio lo fornisce Select Milano, un think tank animato da professionisti e manager con cultura internazionale che ha l’obiettivo di fare di Milano un hub che consenta alla business community londinese di continuare a stare nel mercato comune europeo, offrendo a Londra una soluzione ai problemi che la Brexit può causare alle proprie aziende, soprattutto nel settore dei servizi finanziari. Anche altre città nel mondo godono di status particolari, basti pensare ad Hong Kong ad esempio, proprio in virtù della loro collocazione nell’economia e nella finanza mondiale.

Insomma, pare che Londra inizi già a percepirsi come una sorta di “città Stato”. Se questi segnali si tradurranno in realtà, nel mondo avremo più Londra e meno Gran Bretagna. E non è detto che sia un male. Potrebbe essere la soluzione giusta per mitigare gli effetti negativi della Brexit ed evitare tentazioni secessioniste, si pensi ad esempio alla filo UE Scozia e in prospettiva all’Irlanda del Nord, dove il risultato delle recenti elezioni politiche è anche un segnale di insofferenza verso la Brexit.

Articolo scritto insieme a Roberto Adriani, Senior Partner Heritage House

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply