Renzi, la Finanziaria via Twitter e La Repubblica 3.0

di Luca La Mantia e Guido Petrangeli

Ok avete ragione, questo articolo è iniziato male. La finanziaria non si chiama più così è diventata Legge di Stabilità, ma non è solo questo a cambiare. Oggi ci sembra diversa anche la Repubblica italiana 2.0, quella dove la comunicazione politica, giornalistica e istituzionale si fa sul web.  Il riferimento ai 30 tweet postati da Renzi per illustrare la Legge di Stabilità non è casuale.

Dalla videocrazia sino alla socialcrazia il passo è stato meno breve di quanto potessimo immaginare. Due decadi per cambiare la storia di come si fa politica. Così se la Seconda Repubblica è stata quella delle tv, la terza (anzi la 3.0 per dirla insieme a nerd e smanettoni) si condensa prima  attorno al web e poi al fenomeno social. E se la prima era è stata inaugurata dalle cassette vhs che spararono nell’etere faccia, voce e libreria di Silvio Berlusconi l’altra, quella attuale, ha mosso i primi passi con la presentazione via Tweet della Legge di Stabilità 2015/2016 da parte di Matteo Renzi. Facciamo a capirci: non è la prima volta che un politico usa Twitter per farsi promozione. Le campagne elettorali da anni si svolgono soprattutto online e la rete è diventata un termometro con cui qualsiasi partito deve confrontarsi. Ve lo abbiamo spiegato in oltre un triennio di attività de IlSocialPolitico attraverso indagini, analisi e studi puntualmente ripresi dai principali organi di informazione.

Eppure quanto avvenuto ieri presenta elementi di grande importanza: Twitter per qualche minuto ha smesso di essere strumento di propaganda e cazzeggio, diventando la piazza “ufficiale” del nuovo millennio. L’informazione istituzionale si è rivolta all’opinione pubblica digitale, dandole l’ufficialità che aspettava.  Una rivoluzione da cui non si tornerà più indietro e che probabilmente è andata oltre le aspettative dello stesso premier. Dunque  la comunicazione istituzionale è stata piegata alle esigenze del mezzo: Renzi ha dimostrato che persino i tecnicismi di una manovra possono rientrare nel parametro dei 140 caratteri messe a disposizione di Twitter. E qui inizia un altro discorso, quello che vede il premier smetter i panni del rottamatore per indossare quelli del professorino tecnico. Non è un caso che da tempo monitoravamo Renzi sui social scrivendo della sua inversione nell’approccio comunicativo. Il premier, infatti, è arrivato a concepire una finanziaria in 30 tweet, dopo un periodo in cui i suoi account social sono stati cassa di risonanza per numeri, statistiche e pil.

I dati che abbiamo analizzato rispetto all’hashtag #italiacolsegnopiù mostrano il cambiamento di passo del premier e l’istituzionalità della vicenda.

La discussione su Twitter rispetto alla finanziaria è diventato per alcune ore l’argomento più twettato, con picchi di più di 1800 messaggi all’ora. A questo  va aggiunto come  #italiacolsegnopiù sia entrato nella topic trend italiana soprattutto grazie al lavoro di influencer vicini a Renzi e a Pd. Tra quest’ultimi i più popolari e coinvolgenti sono  stati Deborah Serracchiani, Stefania Giannini e Francesco Nicodemo. La stampa è intervenuta nella discussione soltanto dopo che l’argomento è diventato virale, sintomo anche questo che la finanziaria via twitter è stato un’operazione ben orchestrata tra Palazzo Chigi e Largo del Nazareno. Da quanto abbiamo rilevato si capisce come  parlare di una finanziaria via twitter non sia il massimo per cercare consenso popolare, il sentiment è stato infatti molto neutro: le parole più associate  all’hashtag #italiacolsegnopiù sono state legge e soldi. Insomma per concludere Renzi apre ufficialmente alla Repubblica 3.0, riconoscendo una vasta e determinante opinione pubblica digitale ma riuscirà a conquistarla solo con i freddi numeri?

 

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