Nuovi maestri della post verità: intervista al Prof. Ivan Rizzi, presidente IASSP

Post Verità, populismo, influencer e “nuovi maestri”. Dalla Brexit, sino al referendum del 4 dicembre, passando per l’elezione di Donald Trump: la fine del 2016 e l’inizio del 2017 segnano l’epoca della comunicazione emozionale. Per capire meglio questi temi abbiamo fatto alcune domande al Prof. Rizzi, presidente di  IASSP, un think tank nato per contribuire alla costruzione della futura classe dirigente, sostenuto da aziende e animato da un gruppo di professionisti del settore.


Prof. Rizzi cominciamo dalla fine, dal vostro ultimo convegno svoltosi a Milano al Pirellone dal titolo Maestri e nuove guide
È il tema della testimonianza dei valori nell’era dell’incertezza valoriale. Per questo, paradossalmente, riprendo un motto etico coevo alla fondazione della democrazia classica: “non c’è felicità senza libertà, non c’è libertà senza coraggio”.
Ogni anno IASSP promuove una serie di convegni su temi e, quello di quest’anno, ha visto il confronto tra politici intellettuali ed imprenditori, su come possiamo aiutare le giovani generazioni a trovare nuovi punti di riferimento, in un mondo, oramai, dominato dall’incertezza e e da una stagnazione non solo economica ma soprattutto culturale. Oggi i giovani, soprattutto i cosiddetti millennials, sono molto più disincantati verso la politica e in generale anche l’economia.
Vogliono trovare una loro strada che non sia già preconfezionata da ideologie politiche e nemmeno da tradizioni sociali. Ciò non toglie però che chiedano di essere aiutati nella costruzione della loro strada verso la vita e il lavoro.

Chi sono secondo lei i nuovi maestri?
Prima di tutto, mi consenta una battuta, diciamo che i nuovi maestri non sono necessariamente dei santoni illuminati.
Per essere un nuovo e buon maestro occorrono un paio di doti che nella società e nella politica di oggi scarseggiano.

Quali?
Prima di tutto la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. La cosa si chiama “integrità”, che è la forma morale della vecchia intramontabile dignità.
Sembra molto banale ma basta guardarsi attorno per scoprire che non è affatto così comune.
In secondo luogo saper essere ciò che gli inglesi chiamano civil servant. Ovvero saper mettere le proprie competenze ed energie a disposizione della società, e io aggiungo in particolare dei giovani, senza nessun secondo fine se non quello di contribuire a lasciare la società migliore di come l’abbiamo trovata.
Oggi la politica sembra dominata dalla cosiddetta post verità, da politici che offrono una lettura semplice di vicende politiche ed economiche molto complesse. Noi allo IASSP invece vogliamo mettere il confronto al centro, far incontrare o anche – perché no – scontrare, diverse visioni, nella consapevolezza che solo dal confronto e dall’approfondimento si esce più arricchiti e consapevoli. Questo abbiamo fatto nel nostro recente convegno e questo continueremo a fare.

Veniamo all’Istituto, cosa fa concretamente IASSP per aiutare le nuove generazioni?
In primo luogo offriamo il Libero Dottorato di Ricerca Privato in “Governance e Cultura Politica”.
Offriamo allo studente, solitamente neo laureato o giovane professionista, di sviluppare una ricerca su un tema politico/economico avendo a disposizione tutor di primo piano che provengono dal mondo della politica, delle istituzioni, delle aziende e dell’università, sia italiani che stranieri. I lavori di ricerca più brillanti vengono presentati presso la Camera dei Deputati affinchè possano diventare delle vere e proprie proposte di legge.

Come si svolgono le selezioni?
L’aspirante ci invia il suo progetto di ricerca, con il quale illustra il tema e le modalità con le quali intenderebbe svilupparlo. Successivamente organizziamo una serie di colloqui e i selezionati accedono pagando una retta. Infine, alcuni tra i più meritevoli vengono esentati dal pagamento.
Le ricerche vengono poi pubblicate in un volume a cura dell’Istituto e presentati nel corso di incontri pubblici e road map presso le aziende e le Università più accreditate.
Una cosa della quale sono particolarmente orgoglioso è che gli studenti più brillanti hanno anche la possibilità di sostenere dei colloqui di lavoro presso le aziende che finanziano IASSP e ci consentono con la loro lungimiranza di organizzare questa e altre iniziative.
La missione di IASSP è prima di tutto quella di coltivare giovani talenti e dare loro l’opportunità di confrontarsi direttamente con l’attuale classe dirigente, con l’auspicio che domani possano diventare loro stessi classe dirigente.
Se poi in questo percorso sorgono anche occasioni di lavoro e carriera, noi ovviamente ne siamo felici e cerchiamo per quanto possibile di favorirle.

Quali altre iniziative organizza IASSP?
Lo scorso settembre abbiamo organizzato la summer school sul tema dell’”Interesse Nazionale”, sull’isola di San Servolo a Venezia.
In aprile invece partirà la Spring School dal titolo Visione Progettuale (L’Italia tra storia e progettualità politica), in programma a Gargnano del Garda, Palazzo Feltrinelli. La Spring School è organizzata insieme all’Università Statale di Milano.
Infine a giugno organizzeremo un altro nostro appuntamento annuale, il dibattito presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.

Gli ultimi eventi elettorali – vittoria di Trump e del no al referendum costituzionale – hanno visto il trionfo di una comunicazione basata sull’emozione piuttosto che sui fatti oggettivi. Sembra che l’opinione pubblica, soprattutto quella digitale, sia molto sensibile ad una narrazione che solletica la “pancia” piuttosto che il ragionamento. Se a questo aggiungiamo un forte sentimento di avversità verso tutto quello che sembra establishment, lei come crede che i leader politici possano uscire da questo corto circuito mediatico fatto da populismo e poca attenzione ai dati reali?
Quello che è successo è la risposta delle classi perdenti: il ceto medio e quello che resta del proletariato: la nuova plebe. Nietzsche nel suo “genealogia della morale” ricorda che l’uomo piuttosto che non volere e subire preferisce volere il nulla. All’economia mainstream quelle classi hanno risposto con un no! Ed è incredibile, grazie al cielo, che sia un “no” senza violenza. Resta però ancora da inventare, da progettare politicamente un si verso un nuovo orizzonte sociale. Per questo nella nostra Spring School parleremo di visione progettuale politica. Paradossalmente anche il più cinico realismo politico, pensato per il consenso, ha bisogno di una meta politica, di un progetto, detto romanticamente di una missione.

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