Le ultime settimane di campagna elettorale sono stato un disastro per Renzi

In attesa di sapere se e chi riuscirà a formare un governo possiamo affermare che i vincitori delle politiche 2018 siano Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il tonfo di Matteo Renzi è invece più rumoroso di quanto ci si poteva attendere

di Guido Petrangeli

Il dato delle elezioni, che sembrerebbe clamoroso per i più, era invece ampiamente scritto nei numeri che da settimane ci arrivavano dalla rete. Uno di questi in particolare fa impressione per come è riuscito ad anticipare in maniera limpida il risultato delle elezioni.

Parliamo di quanto e dove si sono dirette le ricerche degli italiani nelle ultime due settimane. L’interesse per regione degli utenti online ci restituiva già qualche giorno fa un quadro praticamente speculare ai risultati delle urne.

Le ricerche fatte dagli italiani sui 4 candidati dal 13 febbraio al 28 febbraio ci mostrava la vittoria di Luigi Di Maio in tutto il Sud, l’ascesa di Salvini al Nord e la modesta vittoria di Renzi nella sola toscana. Anche sui principali social network nelle ultime due settimane è andata in scena un trend che vedeva in forte crescita Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Su Facebook abbiamo assistito al sorpasso di Matteo Salvini su Beppe Grillo: grazie ai suoi 2.144.105 sostenitori il leader della lega è diventato il candidato più popolare su questo social. Nelle ultime due settimane di campagna elettorale Matteo Salvini è riuscito ad agganciare circa 49mila nuovi potenziali elettori.

Meglio di lui ha fatto solo Luigi Di Maio che nelle ultime due settimane ha ottenuto 63.215 nuovi seguaci, crescendo del 5% e arrivando ad un totale di 1.265.264 sostenitori digitali. Male, anzi malissimo l’ex premier Matteo Renzi che nelle ultime due settimane ha ottenuto soltanto 4.800 nuovi utenti digitali, proiettandosi a quota 1.118.332 fan dietro Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Anche spostandoci su Twitter, la piattaforma dove Matteo Renzi è più popolare, abbiamo rilevato come le ultime due settimane di campagna elettorale online siano state rovinose per il segretario del Pd. Infatti monitorando il livello di interattività con gli utenti di online abbiamo assistito al sorpasso di Luigi Di Maio su Matteo Renzi.

Il candidato premier dei 5 stelle negli ultimi 100 tweet ha avuto una media di 575 retweet e 1134 like a messaggio, Matteo Renzi una media di 305 retweet e 10.51 like. La svolta che segna l’inizio del declino della popolarità di Renzi è avvenuta nel momento in cui ha smesso i panni del rottamatore per inseguire il ruolo di tecnico che dispensa numeri freddi.

Il suo approccio comunicativo è passato da una retorica fondata sulla speranza del cambiamento attraverso l’innovazione ad un racconto asettico dei traguardi raggiunti e rivendicati dal suo governo. Puntando sui risultati acquisiti piuttosto che su promesse di miglioramento Renzi ha smesso di farci credere in un futuro migliore cristallizzandoci in un presente svuotato dalla speranza.

Una spia di quanto l’opinione pubblica avesse ormai invertito la rotta verso la narrazione anti-sistema è sintetizzato dai fatti di Macerata. In maniera sorprendente l’attentato di Luca Traini non ha scaturito un sentimento di accusa contro l’ex candidato leghista ma ha spaccato gli utenti digitali italiani in due blocchi contrapposti.

Uno di questi ha letto la vicenda in chiave antifascista e antirazzista, mentre un altro ha invece usato il gesto di Traini per rilanciare in rete gli slogan della destra sovranista. Una massa di utenti online, molto ben organizzata, seguendo il proprio leader Matteo Salvini ha attaccato in rete i partecipanti alla manifestazione antirazzista per alcuni cori sulle foibe istriane rovesciando la vicenda di Macerata a proprio vantaggio.

Anche dando uno sguardo ai temi politici più discussi in rete potevamo notare degli indicatori che ci avrebbero fatto capire la direzione che stava prendendo l’opinione pubblica. Nell’ultimo anno sulla rete si sono imposti temi come quello dei vaccini, del reddito di cittadinanza, della flat tax e dell’abolizione della legge Fornero.

La campagna elettorale è stata quindi tutta giocata su tematiche molto vicine all’agenda politica di Salvini e Di Maio. Al contrario Matteo Renzi ha preferito puntare su un martellante richiamo ai traguardi raggiunti dal suo governo, costringendo l’opinione pubblica a fare i conti con una contemporaneità poco esaltante e lasciando campo aperto ai populisti nell’inseguire il tema della novità.

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