La #rimborsopoli a 5 stelle affossa luigi di maio sulla rete

I furbetti del bonifico gettano ombre sul MoVimento 5 Stelle nel momento clou della campagna elettorale: a pagare dazio  è soprattutto Luigi Di Maio

di Guido Petranegli

Il caso rimborsopoli cala sulla campagna elettorale a circa due settimane dalla data del 4 marzo. I furbetti della mancata restituzione di parte dello stipendio al fondo del microcredito targato M5s gettano ombre sui grillini nel momento clou della campagna elettorale. Il danno d’immagine è stato forte e si è sentito soprattutto in rete, in quel fortino di consenso digitale dove nel tempo il M5s si era costruito la sua comfort zone.

La storia dei parlamentari a 5 stelle che hanno fatto finta di tagliarsi un parte dello stipendio in favore delle piccole imprese è stata al centro di una discussione molto rumorosa in rete. Durante la scorsa settimana abbiamo registrato un flusso continuo di messaggi negativi e ironici nei confronti del M5s. Tra il 13 ed 14 febbraio l’affaire #rimborsopoli è entrato nella top ten degli argomenti più discussi nella twitter-sfera italiana, rimanendo nella trending topic di twitter per oltre 24 ore. La sentiment della rete mostra come il flusso di commenti sull’hashtag #rimborsopoli siano di natura fortemente negativa nei confronti del movimento.

Associato a #rimborsopoli troviamo in primo piano le parole #m5sbuffoni, #grilliniridicoli e #fallimentocinquestelle. Il picco di commenti contro il M5s è arrivato il 16 febbraio quando #cinerimborsi è diventato il secondo argomento più visualizzato sulla piattaforma italiana di Twitter. Con l’hashtag #cinerimborsi gli utenti della rete hanno ironizzato sulla vicenda, mettendo alla berlina la presunta superiorità morale dei grillini.

Come ci si poteva immaginare, il primo a subire le conseguenze di questo calo della reputazione online è stato il candidato premier Luigi Di Maio. Il leader grillino nell’ultima settimana ha ricevuto circa mille menzioni su Twitter, la maggior parte delle quali associate all’hashtag #rimborsopoli. Tra questi messaggi rivolti a Di Maio in base alla sentiment analysis soltanto il 2% (circa 20) è passato come un commento positivo. Il tweet più virale è stato del giornalista David Parenzo che ha incalzato Di Maio sui suoi bonifici effettuati a scandalo già scoppiato.

A confermare il danno di immagine alla web reputation del Movimento 5 stelle e del suo candidato premier ci hanno pensato le ricerche degli italiani su Google. Infatti associati alla chiave di ricerca “Luigi Di Maio” sul principale motore di ricerca troviamo in grandissimo aumento alcuni dei cosiddetti furbetti del bonifico come “Giulia Sarti”, “Ivan Della Valle” e “Barbara Lezzi”. La parola chiave Giulia Sarti fa riferimento a una parlamentare del M5s, di nuovo in corsa per un seggio, tirata in ballo da Le Iene nella vicenda rimborsopoli.

Anche il nome Barbara Lezzi, ricorrente nelle ricerche su Di Maio, si riferisce a una delle parlamentari a 5 stelle finita al centro del caso “rimborsopoli”. Ivan Della Valle, altro furbetto dei rimborsi, è infine diventato famoso in rete per la sua dichiarazione nella quale ammetteva di taroccare i bonifici con Photoshop.

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