La propaganda dei 5 stelle tra fake news e post verità

L’inchiesta del SocialPolitico.it mette in luce come la contro-informazione di alcuni gruppi vicini del M5s riesca ad essere più virale rispetto a quotidiani nazionali come il Corriere della Sera e La Stampa

di Guido Petrangeli

Sul palco della Leopolda è salito alla ribalta un argomento incredibilmente più bersagliato di D’Alema e Bersani, le fake news. Matteo Renzi e il Pd sono infatti sempre più convinti che buona parte della prossima campagna elettorale sarà influenzata dall’uso massiccio di bufale online. Entro pochi giorni, forse già in settimana, verrà presentato a firma del capogruppo Luigi Zanda il testo contro le fake news.

Sembra sempre più evidente, fuori e dentro il Pd, che la creazione di notizie false da parte di gruppi organizzati riesca a inquinare il dibattito pubblico in maniera determinante. Rispetto alle “bufale” di un tempo le fake news si muovono in un ambiente, quello del web, molto esteso e soprattutto caratterizzato dalla viralità e dalla disintermediazione giornalistica dei social network.

Non è un caso che la parola dell’anno sia, secondo l’Oxford Dictionaries, post-truth, traducibile in post-verità. Con questo termine si intende la tendenza a far prevalere nel dibattito pubblico argomentazioni caratterizzate da un forte appello all’emotività che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tendono a essere accettate come veritiere.

L’opinione pubblica, soprattutto quella digitale, sembra quindi più propensa a lasciarsi influenzare da flussi di notizie manipolati sulla sfera delle emozioni piuttosto che dai fatti nudi e crudi. Se ad un primo livello sembrerebbe intuitivo riconoscere le notizie vere dalla fake news, in realtà esiste un altro livello di comunicazione che non può essere classificato come vero e proprio “fake” ma che è in grado di distorcere la percezione dell’opinione pubblica sui fenomeni reali. Parliamo di notizie artefatte, rielaborate e rieditate, dallo stile molto aggressivo e con titoli completamente fuorvianti. Queste notizie possono prendere spunto da fatti reali ma il loro vero scopo è portare il lettore verso interpretazioni favorevoli a chi ha manipolato l’informazione.

Il movimento 5 stelle, il vero obiettivo della legge anti bufale-online, è il partito politico più a suo agio nel muoversi nel mare della post-verità. Negli anni il M5S ha costruito in rete una vasta community online raccolta intorno a un bacino di oltre 2600 pagine facebook. Tra queste fanpage legate alle community a 5 stelle ce ne sono alcune che generano un livello di interazione addirittura superiore a quello di testate giornalistiche nazionali.

Un esempio di distorsione della realtà ce la fornisce per esempio la fanpage “la Cosa” in uno dei suoi ultimi post su facebook. Sulla fanpage di questo gruppo vicino al Movimento è stato pubblicato un post in cui si chiede agli utenti se si è favorevoli al ritorno della Lira scrivendo che “Tutti i sondaggi dicono che gli italiani sono sempre più euroscettici”. Ma di quali sondaggi parla? Quali sono le società che hanno elaborato questi risultati? Come sono stati condotti i sondaggi di cui si parla? Ovviamente le risposte non le potremmo mai conoscere ma possiamo capire come l’effetto sia quello di portare gli utenti digitali a credere che esista una maggioranza favorevole all’uscita dell’Euro.

Un altro esempio molto virale di questo stile di disinformazione ci viene dalla fanpage “Tze tze” che pubblica un post con l’immagine del giornalista Fabio Fazio e una didascalia che recita: “Fazio, 11 mln di euro di soldi pubblici in Rai e i disabili italiani 280 euro al mese se tutto va bene”. La foto è rieditata con la sovrapposizione del logo del Pd sulla fronte del giornalista in modo da identificare il partito democratico come il vero responsabile di sperpero di risorse pubbliche ai danni di persone con gravi difficoltà. Per capire il livello di viralità di queste fanpage basti dire che il livello di medio coinvolgimento di “Tze Tze” per singolo post sugli ultimi 99 messaggi (1243 like, 778 commenti) è più che doppio rispetto a quello di quotidiani come La Stampa (223 like, 45 commenti) ed il Messaggero (143 like, 28 commenti).

Quasi tutte le news che abbiamo trovato sui gruppi facebook vicini al movimento fa ricorso a immagini con didascalie dallo stile violento – “Guardate che vergogna”, “Ecco chi ruba i soldi agli italiani” – per arrivare direttamente alla pancia dei lettori.

La propaganda del M5S diventa ancora più virale nel momento in cui queste notizie vengono condivise simultaneamente dalle varie fanpage che costituiscono una community ampia e fidelizzata intorno tematiche precise: politici corrotti, teorie complottiste, ritorno alla lira, medicina alternativa. È difficile stabilire con precisione la grandezza di questa community, possiamo però affermare che i 10 gruppi più popolari all’interno della rete del M5S costituiscono una community di oltre 2,7 mln di sostenitori digitali. Un numero che per popolarità supera su Facebook i 2,4 mln di seguaci della fanpage del Corriere della Sera.

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