La propaganda anti-migranti fa breccia sul web

ultradestra

di Luca La Mantia e Guido Petrangeli

L’immagine di un fucile a canne mozze puntato contro chi legge. Questa la foto a corredo di un articolo postato su Facebook che recita: “Sorprende i ladri extracomunitari, ne uccide uno a fucilate”. Il nome del sito che rilancia questa notizia è tutto un programma, “Ripuliamo l’Italia”.
Sono tanti, tantissimi gli articoli di questo tenore pubblicati sui siti di informazione creati ad hoc per cavalcare in rete temi reazionari e ultra-nazionalisti.

Ancora più esplicito un articolo del sito Riscatto Nazionale che riporta la storia di un ex pugile italiano bersaglio di una rapina: “Da solo contro 8: negoziante italiano ex pugile sfigura a pugni un gruppo di ladri nordafricani”. Il sito in questione rilancia un articolo pubblicato su Bergamo Post, esaltando in maniera evidente il lato violento della vicenda. La storia, postata sulla pagina Facebook di Riscatto Nazionale, ha ottenuto un livello di engagement così alto (più di 3143 condivisioni e circa mille mi piace) da superare quello di quotidiani quali il Corriere.it. I commenti a questa storia, più di 83, vanno tutti nella stessa direzione: “Se Li ammazzava c’era più soddisfazione” oppure “Se ne muore qualcuno è un po di merda in meno sul suolo italiano!!!!”. Non ci sembra una casualità che collegata alla pagina Facebook “Riscatto Nazionale” troviamo gruppi legati all’estrema destra come Avanguardia Nera e Stop Invasione.

Capire dove inizia la verità e finisce la propaganda è sempre più difficile. Molto spesso gli articoli prendono spunto da notizie reali per veicolare in rete un clima di intolleranza verso obiettivi specifici. Ad esempio su Riscatto Nazionale è stato pubblicato sul sito e sui canali social il pezzo “Kyenge lo liberò dal Cie: zingaro torna libero e spara i poliziotti dopo un folle inseguimento”. Nell’articolo l’ex ministro dell’integrazione viene descritta come “così fiera della scarcerazione del rom da farsi immortalare insieme al suddetto Senad e al fratello Andrea fuori dal Cie di Modena, con tanto di incontenibili scene di giubilo”. Contro la Kyenge e la Boldrini troviamo un altro articolo che riporta delle dichiarazioni totalmente fasulle: “Kyenge shock: me ne vado da questo paese di merda”. Nell’articolo in questione la Kyenge sarebbe propensa a costituire uno pseudo-stato indipendente degli immigrati in Italia. Non mancano nel pezzo dei richiami alla Boldrini, dispiaciuta per il fatto che la Kyenge sarebbe intenzionata a lasciare l’Italia. Questa bufala ha ottenuto su Facebook una viralità incredibile essendo stata condivisa più di 47mila volte. Sono numeri impressionanti se pensiamo che la notizia in prima pagina della Repubblica su Renzi dimissionario è stata condivisa su facebook più di 4mila volte. Nella nostra inchiesta ci siamo imbattuti addirittura in siti di informazione, come Repubblica 24, che hanno delle sezioni specifiche dedicate alla “violenza” ed ai rom.

Nel tempestoso mare nero che agita il web non mancano neanche gli attacchi a fini politici. Sul Grande Cocomero, sito di informazione dal linguaggio aggressivo troviamo la notizia “L’ultima infamia di Renzi ed Alfano? Casa tua requisita per darla ai clandestini”. Anche in questo caso il titolo della notizia è palesemente taroccato per linciare gli avversari ed instillare nella rete un sentimento di forte contrapposizione verso i migranti. L’articolo, neanche a dirlo, ha ottenuto più di 30mila condivisioni su facebook, numeri che come abbiamo visto sono superiori a testate di portata nazionale.

Questo imponente network comunicativo acquista le caratteristiche di un all-news dedicato agli immigrati, nel quale il livello criminale delle vicende narrate viene enfatizzato. La maggior parte dei siti analizzati ha una propria pagina Facebook che diventa il principale strumento di veicolazione di messaggi ultra-nazionalisti. La strategia comunicativa è sempre la stessa, con una variante: la possibilità di rieditare i titoli dei pezzi e aggiungervi commenti che solletichino la curiosità degli utenti o provochino reazioni di sdegno, facendo leva sulla paura. I post sono quasi sempre preceduti da frasi come “Guardate cosa fanno”, “Ecco come”, “Avete visto che ha fatto?”. In questo modo i lettori sono stimolati a collegarsi al sito di riferimento, che guadagna valanghe di clic. Nelle fanpage di questi gruppi vengono sottolineati aspetti, come quello della provenienza geografica del responsabile di una violenza, che sarebbero irrilevanti ai fini della cronaca secca, ma consentono di acuire il senso di intolleranza.

Un caso emblematico ha visto come protagonista Bello Figo, rapper di origine africana trapiantato a Parma che, ultimamente, ha preso posizione sul referendum, annunciando il suo Sì alla riforma. Autentico fenomeno del web – conta milioni di visualizzazioni su Youtube – associa lo stile politicamente scorretto di questo genere musicale a un’ironia tutta sua, in cui gioca sui cliché normalmente associati agli immigrati. In una delle sue canzoni intona: “Voto Sì perché Renzi ci dà la figa bianca”. Chi conosce il personaggio sa che con un’affermazione del genere egli sta ironizzando su uno dei tanti luoghi comuni che riguardano le persone di colore e la loro presunta passione per le occidentali. Ma c’è anche chi cavalca queste parole per fomentare l’intolleranza nei confronti degli immigrati. E, infatti, uno sito posta su Facebook: “Rapper ghanese: ‘Votiamo sì così Renzi ci dà la figa bianca’. L’antisessista Boldrini non dice nulla?”.

Attenzione: il sito non parla di rapper “nero”, dice “ghanese”. L’indicazione di una nazionalità precisa facilita l’associazione con il fenomeno dell’immigrazione. Bello Figo viene spogliato del suo ruolo di cantante e diventa un migrante comune.  Il richiamo della presidente della Camera, sempre attenta sui temi riguardanti tanto le donne quanto gli immigrati, fa il resto, rendendo ancor più forte il messaggio. Come a dire: la Boldrini usa due pesi e due misure a seconda che a commettere violenze siano gli italiani o gli stranieri. La presidente della Camera è spesso oggetto di attacchi da parte di queste realtà, specie dopo aver deciso di rendere noti i nomi di chi la insulta quotidianamente. Una pagina (“Nero Dentro”) mostra il video in cui Boldrini annuncia la sua intenzione di pubblicare i nomi di chi scrive messaggi di violenza e odio sul web.

In altri casi la presidente della Camera è oggetto di vere e proprie bufale, come questa

Si tratta, come si vede, di un fenomeno su cui è necessario riflettere in modo serio. La viralità di queste realtà è elevatissima. Basti pensare che sommando i like ottenuti solo da 7 delle pagine che abbiamo analizzato si oltrepassa quota 727 mila seguaci. Dato che supera, per fare un confronto, quello ottenuto dalla fan page ufficiale del Messaggero (659 mila) e si avvicina a quello della Stampa (oltre 1 milione). Post, profili e gruppi anti immigrazione, insomma, presi nel loro complesso godono di una popolarità enorme anche in Italia e sono potenzialmente in grado di spostare migliaia di voti. Questa mole di disinformazione fa crescere il consenso nei confronti dei rappresentanti della destra sovranista. Come Matteo Salvini, uno dei pochi a godere di un sentiment positivo su queste pagine, venendo spesso citato o condiviso, e che gli algoritmi di Facebook consigliano come profilo da seguire a chiunque mostri interesse per queste fanpage.

La domanda è: qui prodest? A chi giova cavalcare notizie di cronaca che hanno come protagonisti gli immigrati, o sottolineare l’appartenenza etnica di chi commette un reato, invece di concentrare l’attenzione del lettore sul fatto in sé? Nessuna strategia sui social è fine a se stessa. Basti guardare cosa è avvenuto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna dove account ricollegabili a visioni ultraradicali e xenofobe sono stati decisivi per la veicolazione di messaggi di paura che hanno portato acqua ai mulini della Brexit e di Trump. Creare una vasta community su argomenti populisti ha soprattutto l’obiettivo, di colpire la politica tradizionale, identificata come “casta”, “establishment” o “poteri forti”. Come? Rendendola “colpevole” agli occhi del pubblico. Nel caso dei reati commessi dagli stranieri il ragionamento che l’utente medio farà lo porterà a sentirsi il figlio di un dio minore, non tutelato in quanto italiano. Mentre gli altri, gli immigrati, sono liberi di trasgredire le regole.

Secondo il prestigioso Oxford Dictionaries la parola dell’anno è post-truth, traducibile in post-verità. Con questo termine si intende la tendenza a far prevalere nel dibattito pubblico i messaggi emotivi piuttosto che la realtà dei fatti. L’esplosione dei social media ha fatto da volano all’espansione del fenomeno della post-verità che riesce con più forza a influenzare l’opinione pubblica rispetto ai fatti obiettivi. Le ultime elezioni americane, con il trionfo di Trump, sono state la conferma di questo processo in atto da tempo. Durante le presidenziali Usa si è molto discusso del ruolo avuto dal sito ultra-nazionalista Breitbart News ai fini della vittoria di Trump. Il sistema Breitbart news è stato fondamentale nell’organizzazione della campagna elettorale di Trump, sostenendolo anche con notizie tendenziose e vere e proprie bufale. Breitbart News, con un efficace utilizzo della post-verità, è riuscito a solleticare gli umori dell’alt-right, il movimento di destra anti-establishment che ha costituito un’importante base elettorale per Trump. Per tornare al contesto italiano possiamo vedere come tutti i siti monitorati e le relative pagine facebook si siano schierate fortemente per il No al referendum. Cavalcando in particolare il tema della sovranità italiana e collegando l’approvazione del referendum ai poteri forti finanziari ed europei questo network comunicativo ha preparato il terreno per alcuni leader politici impegnati nel campo del No.

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply