La dittatura dei click elegge Luigi Di Maio

Non sono solo i numeri dei sondaggi a fare di Di Maio un leader scelto nelle stanze dei bottoni: anche la sua popolarità sul web lo rende perfetto per il m5s

di Guido Petrangeli

A quanto pare Luigi Di Maio correrà da solo alle primarie del M5s. Nessuno dei big del movimento si è azzardato a porre la sua candidatura contro il vice presidente della camera. Dal pensiero unico esternato dal blog di Grillo si è passati direttamente alla strategia del “mi piace vincere facile”. Una vicenda che ricorda da vicino il Berlusconi pronto a mettere all’angolo i competitor interni, forte di una leadership indiscussa e fuori dalle logiche di primarie vere.

Sta insomma diventando sempre più chiaro come il motto base del movimento “uno vale uno” sia ormai uno slogan rottamato dalla dittatura del marketing politico. Luigi di Maio è infatti è considerato da Grillo e Casaleggio come il leader politico più idoneo a intercettare voti fuori e dentro il recinto del movimento. Metterlo in competizione con vere primarie, tra l’altro via web, avrebbe potuto spalancare le porte dell’ignoto, un po’ come successe a Roma con la vittoria dell’outsider Raggi. A dare sostanza alle strategie di Grillo e Casaleggio ci hanno pensato i numeri duri e crudi dei sondaggi: secondo le ultime rilevazioni condotte dall’Atlante Politico di Demos, Luigi Di Maio appare saldamente in testa alle preferenze degli elettori del M5s. Sempre secondo l’indagine Demos il gradimento nei confronti del candidato premier del Movimento è in crescita passando dal 28% (giugno 2017) al 37% (settembre 2017).

Ma non sono solo i numeri dei sondaggi a fare di Di Maio un leader scelto nelle stanze dei bottoni: anche la sua popolarità sul web lo rende un leader perfetto per un movimento che sulla rete ha costruito la sua fortuna. Su Facebook il vice presidente della Camera può contare su una schiera di 1.070.594 sostenitori digitali, posizionandosi come livello di popolarità molto vicino all’ex premier Matteo Renzi arrivato a quota 1.093.902 fan. Solo Matteo Salvini con il suo esercito di oltre 1.090.000 utenti sembra lontano per Luigi Di Maio. Se passiamo ad analizzare Twitter possiamo vedere come il vice presidente della camera sia meno popolare (210mila follower) di Salvini (490mila follower) e Matteo Renzi (oltre 3mln di follower) ma sia in grado di suscitare un elevato livello di coinvolgimento con gli utenti del web. Luigi Di Maio negli ultimi 100 messaggi rilasciati su Twitter ha ottenuto un media di 398 retweet e 771 like per singolo cinguettio, contro i 166 e 432 di Matteo Salvini. Non va infine sottovalutato come Luigi Di Maio sia il politico italiano più popolare e seguito su Instagram, un social media con enormi margini di espansione che si sta imponendo soprattutto tra i giovani under 30.

Ma non sono solo i numeri dei sondaggi a fare di Di Maio un leader scelto nelle stanze dei bottoni: anche la sua popolarità sul web lo rende un leader perfetto per un movimento che sulla rete ha costruito la sua fortuna. Su Facebook il vice presidente della Camera può contare su una schiera di 1.070.594 sostenitori digitali, posizionandosi come livello di popolarità molto vicino all’ex premier Matteo Renzi arrivato a quota 1.093.902 fan. Solo Matteo Salvini con il suo esercito di oltre 1.090.000 utenti sembra lontano per Luigi Di Maio. Se passiamo ad analizzare Twitter possiamo vedere come il vice presidente della camera sia meno popolare (210mila follower) di Salvini (490mila follower) e Matteo Renzi (oltre 3mln di follower) ma sia in grado di suscitare un elevato livello di coinvolgimento con gli utenti del web. Luigi Di Maio negli ultimi 100 messaggi rilasciati su Twitter ha ottenuto un media di 398 retweet e 771 like per singolo cinguettio, contro i 166 e 432 di Matteo Salvini. Non va infine sottovalutato come Luigi Di Maio sia il politico italiano più popolare e seguito su Instagram, un social media con enormi margini di espansione che si sta imponendo soprattutto tra i giovani under 30.

La scelta di rimuovere ogni tipo di ostacolo all’incoronazione di Di Maio risponde dunque più alla logica dello strapotere dei suoi numeri piuttosto che ad una scelta dal basso. Evidentemente l’effetto Raggi non ha lasciato indifferenti gli strateghi del movimento. La scelta del sindaco della Capitale, avvenuta tramite primarie vere, non ha portato grandi frutti, anzi ha trasformato Roma in un laboratorio per affossare l’immagine del Movimento 5 stelle. Le indagini sulla Muraroe Marra, le difficoltà nel governare la giunta hanno trasformato la Raggi nella principale responsabile del calo di consenso del Movimento proprio nei momenti in cui diventava il primo partito italiano. Perché dunque rischiare ancora con la democrazia quando si può fare affidamento sulla dittatura dei click?

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