Gli elettori bocciano la strategia governista del Movimento 5 stelle, adesso Di Maio è solo

Su blog delle stelle e sui social network una pioggia di commenti negativi sulla strategia delle alleanze del m5s, Di Maio rischia la leadership

di Guido Petrangeli

Con l’appello rivolto al capo dello stato per votare a Giugno Luigi Di Maio prova a chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati. L’exit strategy del candidato premier arriva dopo la sonora bocciatura della via democristiana imboccata il giorno dopo elezioni.

Già nella prima fase della politica dei due forni, con il tentativo di governare insieme al centrodestra, avevamo assistito ad una forte reazione della base. Una pioggia di commenti al vetriolo che gridavano all’inciucio con Salvini e Berlusconi avevano invaso le bacheche social degli elettori grillini. Quando il secondo forno ha avuto il nome dell’odiato partito democratico la protesta è montata ancora più forte sulla rete. D’altronde solo poche settimane prima dell’apertura verso possibili alleanze di governo il pd veniva definito come “un partito di miserabili che vogliono solo la poltrona”, ma anche che il “m5s e’ nato in reazione dal modo di fare politica del pd”.

 

Nel momento in cui si è capito che i vertici del movimento stavano cercando davvero una sponda con il partito democratico anche l’ultimo dei grillini filo governativi si è sentito tradito. E il passaggio dallo smarrimento all’insulto è stato breve. La protesta della base è partita dal Blog delle stelle: qui gli elettori grillini hanno sfogato la propria rabbia con più di 1200 commenti e oltre 55mila condivisioni su facebook. L’accordo col Pd è stato definito nei vari commenti come un “suicidio politico” ma anche “la più grossa cazzata che M5S potrebbe fare. Infatti il PD è stato, è e sarà, la più grande iattura per il Paese, per il popolo e per i lavoratori”. L’enfant prodige Luigi Di Maio è stato definito un “Analfabeta politico che non capisce quali interessi ha rappresentato e rappresenta il PD” e soprattutto che in caso di alleanza con “collezionisti di banche” e “gente peggiore di Berlusconi” si può tranquillamente dimenticare il voto di molti militanti. La pressione sul candidato premier dei 5 stelle, osannato fino a poche settimane fa sulla rete, si è fatta via via sempre più forte. Proprio su facebook, ovvero la piazza digitale dove il movimento ha costruito il suo fortino di consenso elettorale, abbiamo assistito ad una continua erosione della reputazione online di Luigi Di Maio.

La fanpage del candidato premier dei 5 stelle è stata inondata di commenti negativi rispetto alla sua strategia di apertura verso il Pd. Sono stati oltre 40 mila i commenti raccolti da Di Maio nei post in cui ha provato a spiegare i motivi per cui cercare un accordo col Pd. Anche qui il capo politico dei 5 stelle ha fatto incetta di insulti, fino ad essere definito un “Burattino che si vuole solo garantire le poltrone”. Non sono mancate neanche le minacce di non votare più m5s: “Mi stai deludendo profondamente, sono andato ad esprimere il mio voto con la speranza di qualcosa di diverso, speranza vana. Delusione”. Quello che emerge sulla rete, il principale termometro degli umori della base grillina, è la totale bocciatura della linea politica inaugurata dai vertici del movimento all’indomani del 4 marzo. Luigi Di Maio è apparso sempre più solo nel suo tentativo di garantirsi l’incarico da premier in un governo aperto a forze ritenute impresentabili dalla maggioranza degli elettori grillini. Più la strategia del leader pentastellato si è spinta verso sentieri dialoganti più i suoi avversari hanno ripreso forza nel dibattito mediatico. Non è un caso che su twitter all’indomani delle voci di un possibile contatto tra Di Maio e Maurizio Martina i militanti del pd hanno alzato la voce ricompattandosi dietro lo slogan #senzadime. Nella giornata di mercoledì 25 aprile l’hashtag contrario ad un’alleanza col m5s è rimasto nella topic trend di twitter per circa13 ore. Gli ultimi due mesi hanno segnato in maniera negativa la leadership di Di Maio e chissà se l’ala ortodossa del movimento, guidata da Roberto Fico, non sia pronta a chiedere un passo indietro all’ex webmaster di Avellino.

 

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