Erdogan asfalta l’Europa: nell’Ue nessun leader è popolare quanto lui

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Il presidente turco, in rotta di collisione con Bruxelles, su Facebook e Twitter batte tutti i colleghi del Vecchio Continente. Da solo ha un consenso più vasto di tutti gli altri messi insieme

di Luca La Mantia

A poco meno di un mese dal referendum sul presidenzialismo in Turchia si è acceso il confronto a distanza tra Recep Tayyip Erdogan e i principali leader dell’Unione europea. Una polemica aspra, nella quale non sono mancati, da parte del leader di Ankara, offese e velate minacce. Tutto è nato dal veto posto dalla Germania alla possibilità di tenere comizi elettorali – per sostenere il “Sì” alla riforma fortemente voluta da Erdogan – rivolti alla vasta comunità turcofona residente sul proprio territorio.

Mossa che Ankara ha letto come un’interferenza nei suoi affari interni e che Erdogan ha bollato come “nazista”. Successivamente gli stessi divieti sono arrivati da Olanda e Svizzera, facendo infuriare il capo di Stato turco. Le tensioni – insieme al feroce giro di vite sulla sicurezza inferto dal governo turco dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016 più volte criticato da Bruxelles – hanno di fatto interrotto il processo di avvicinamento di Ankara alla Ue, nonostante gli sforzi inizialmente profusi dallo stesso Erdogan per entrare nel “club” dei 28.

Ma Erdogan è un leader con cui Bruxelles dovrà giocoforza confrontarsi, anche per la popolarità di cui gode, superiore a quello di tutti i capi di Stato e di governo europei. Un consenso costruito attraverso una propaganda massiccia e l’annichilimento degli spazi che in una sistema democratico dovrebbero essere riservati alle opposizioni. Ma anche con la progressiva riduzione della libertà di stampa e l’adozione di misure populiste per far presa sulla massa, a cui viene mostrato il volto di un capo forte, deciso a risolvere i problemi del Paese, a partire dall’emergenza terrorismo. Strategia che, sinora, ha funzionato alla perfezione, come dimostrano i dati dei social media. La pagina fan del “Sultano” ha ottenuto sinora oltre 8 milioni e 950 mila like, mentre il profilo Twitter ha registrato 10 milioni e 100 mila follower. Nessun politico europeo gode di una simile popolarità, nemmeno quelli dei Paesi più grandi. Angela Merkel, ad esempio, su Facebook si ferma a poco meno di 2 milioni e 391 mila fan (e non ha un account Twitter ufficiale). Francoise Hollande, invece, ha poco più di 1 milione di like su Fb e quasi 2 milioni di follower su Twitter. Theresa May (premier britannica) si ferma a oltre 331 mila fan su Facebook e 272 mila follower. Mariano Rajoy (Spagna) ha ottenuto 235.444 like sulla sua pagina Fb e 1 milione 900 mila follower su Twitter. Il premier italiano Paolo Gentiloni, invece, ha poco più di 34 mila like e circa 150 mila follower. Insomma nessuno dei maggiori leader europei si avvicina a Erdogan.

Ma la notizia è un’altra: sommando i dati di tutti i capi di Stato o di governo dei 28 si ottiene un risultato inferiore a quello del solo Erdogan. I fan totali raccolti su Facebook dai vari leader sono, infatti, circa 7 milioni e 728 mila (meno degli oltre 8 milioni del “Sultano”), mentre i follower totali sono poco più di 6 milioni (Erdogan, come visto, ne ha ottenuti 10 milioni e 100 mila). Questi numeri non vanno letti solo in un’ottica statistica, ma anche politica. Il consenso popolare di cui gode Erdogan, infatti, non solo rende più agevole il percorso verso il presidenzialismo, ma deve indurre i leader europei a un confronto più cauto e alla ricerca di un dialogo costante. Il rischio non è solo quello di perdere un potenziale alleato, ma un intero popolo. Con tutte le conseguenze che questo può comportare.

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