Carneadi sui social: web reputation devastata per Barani e D’Anna

barani d'anna

Sconosciuti su Facebook e Twitter ma messi sulla pubblica gogna. Come si è generato l’attacco mediatico nei confronti dei due senatori dopo il gesto sessista

Di Luca La Mantia e Guido Petrangeli

Sono stati i protagonisti della settimana politica. I senatori di area verdiniana Lucio Barani e Vincenzo D’Anna hanno subito un bombardamento mediatico a causa dei gesti sessisti rivolti nei confronti della collega del M5s, Barbara Lezzi. Un episodio censurabile che ha macchiato indelebilmente la web reputation dei due parlamentari, pressoché sconosciuti sui social network e, dunque, impossibilitati a difendersi davanti a un ampia platea. Lo dimostra l’indagine settimanale del Social Politico.

GOOGLE
Google Trends mostra quanto i censurabili gesti di Barani e D’Anna abbiano suscitato l’interesse della Rete con tutte le conseguenze in termini di fama digitale che si possono immaginare. Per calcolare il volume di search Google utilizza una scala di misura che va da 1 (minimo) a 100 (massimo). Monitorando la curva prodotta dallo strumento di analisi si nota che, nel caso di Barani, la quantità di ricerche nell’ultimo anno non supera mai il valore di 15 e arriva a 100 in corrispondenza del 2 ottobre, giorno del “fattaccio”. Oltretutto la notizia più virale è dell’edizione in lingua inglese del giornale “Metro”. Ne deriva che la web reputation di Barani è stata messa alla prova anche a livello internazionale. Il volume di ricerche relativo, invece, a Vincenzo D’Anna è, invece, talmente limitato che Google non riesce a generare un grafico. E infatti il caso, anche a livello mediatico, è stato più che altro riferito a Barani lasciando a D’Anna un ruolo quasi da comprimario.

TWITTER
L’unica cosa che resta impressa del profilo Twitter di Lucio Barani è l’immagine sgranata scelta come copertina. Un biglietto da visita davvero poco attraente. Il resto è poco o nulla. Il senatore socialista sul social cinguettante è poco più di un carneade. In tre anni di attività ha guadagnato poco più di 3.700 follower a fronte di appena 1.717 tweet postati. Barani non privilegia contenuti originali, preferendo per lo più retweettare quanto scritto da altri e anche questo avviene piuttosto raramente. Non si notano rilevanti interventi che possano rendere chiara al pubblico la sua posizione politica. Più attivo, ma con modesti risultati, Vicenzo D’Anna, che almeno, ogni tanto, pubblica tweet scritti da lui. La conoscenza del mezzo, però, è limitata come testimonia l’utilizzo pressoché inesistente di hashtag, tag e link. Ne consegue che viralità e popolarità siano piuttosto basse (D’Anna ha solo 1.121 follower).

FACEBOOK
Il trend di Twitter si conferma anche su Facebook. Sul social più diffuso al mondo Lucio Barani ha due pagine fan identiche che contano complessivamente 2.429 “like”. Un bottino decisamente basso per un politico, ancorché non appartenente a uno dei principali partiti. L’attività è scarsa: il senatore del Psi ha inserito gli ultimi post ad aprile 2013 e maggio 2015. Si comporta meglio D’Anna che ha un profilo personale invece della pagina fan. Tuttavia non raggiunge di poco i 5mila amici, soglia oltre la quale Fb consente di avere solo “seguaci”. I commenti a post pubblicati nelle ultime ore sono di sostegno e, tuttavia, in un tweet postato sull’hashtag #barani un utente si lamenta del fatto che D’Anna abbia fatto rimuovere i post “scomodi” inseriti dai cittadini sul suo profilo Fb.

YOUTUBE
I diversi video pubblicati su Youtube relativi al gestaccio di Barani e D’Anna hanno ottenuto un elevato livello di viralità, considerate le oltre 150mila visualizzazioni ottenute.

Il tweet più virale sull’hashtag #Barani è stato di Andrea Scanzi

 

Per la giornalista Lia Celi il gesto di Barani non ha offeso solo le donne

 

 Sull’argomento è intervenuto un “amico” di Barani, Gianni Kuperlo http://

 

 Dalle “bonasse” al “punto G”: quando la politica è maschilista.

Skytg24 ha proposto un servizio in cui ripercorre le tappe del sessismo nella politica italiana. Un viaggio che trae spunto dal libro del giornalista Filippo Maria Battaglia dal titolo, che è tutto un programma, “Stai zitta e vai in cucina”. Si parte dal lontano c’è l’ho duro del senatur Bossi fino al gennaio 2014 quando un deputato del M5s, De Rosa, disse che le donne del Pd erano in parlamento grazie a favori sessuali. Non poteva mancare nel video, il re del sessismo, sua maestà Silvio Berlusconi.

 

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