Gli influencer della rete scendono in campo per il No al referendum

Chi sono, ma soprattutto quanto contano gli influencer della rete che hanno deciso di schierarsi per il No al referendum?

di Guido Petrangeli

Il fronte è sicuramente variegato, mettendo insieme anime molto differenti, ma il risultato finale potrebbe dipendere anche dal loro attivismo.Gli influencer, un tempo chiamati semplicemente opinion leader, si caratterizzano per la loro capacità di essere popolari e coinvolgenti nei confronti dell’opinione pubblica digitale.

Giubileo della Misericordia: sui social per il Vaticano è stato un Calvario

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Strategie poco azzeccate e aggiornamenti col contagocce: su Facebook, Twitter e Instagram l’Anno Santo è stato un flop 

di Luca La Mantia

Il Giubileo della Misericordia chiude i battenti. In 25 milioni si sono recati a Roma per atto di fede o semplice curiosità. Numeri grosso modo in linea con quelli del 2000 e che quindi possono far sorridere Papa Francesco. Sul piano mediatico, invece, qualcosa non ha funzionato. Il Vaticano, in particolare, non è riuscito a soddisfare il buon interesse manifestato dal popolo del web.

Salvini come Trump: sul web macina consenso

Il leader del Carroccio Matteo Salvini si candida come il Trump italiano e sfida il premier sul web

di Guido Petrangeli

Vietato sottovalutare Matteo Salvini. Queste parole andrebbero scritte in un cartello da appendere nelle stanze di ogni sondaggista che si rispetti. L’esperienza delle elezioni Usa, con la vittoria di Trump, ci regala una lezione su cui riflettere per il futuro: il populismo difficilmente può essere arginato, la Rete sposta voti e i sondaggi sono in profonda crisi. Ogni leader politico che vuole avere una chance di vittoria non può astenersi da queste tre regole. E politici come Salvini sembrano aver capito prima di tanti l’andazzo.

Parisi game over, il web elegge Salvini leader del centrodestra

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Se vuole avere chance contro Renzi l’ex ad di Fastweb non può prescindere dal leader della Lega. E’ il più popolare su Facebook, Twitter e Google. Bene anche la Meloni

di Luca La Mantia

Senza Matteo Salvini il centrodestra non esiste. Il Berlusconi pensiero (ribadito nel corso di un’intervista a Radio Anch’io) viene confermato dal web, dove la popolarità del segretario leghista prevale su quella degli altri papabili leader della coalizione chiamata a rappresentare l’unica “alternativa credibile” (sono parole dell’ex Cav) al Pd di Matteo Renzi. Stefano Parisi, che di Salvini dice di poter fare a meno, dovrà farsene una ragione: l’assenza di un vero erede di Berlusconi ha disperso l’elettorato. E questo rende ancor più necessaria la federazione delle forze in campo, salvo voler replicare il fallimento delle amministrative romane, dove Forza Italia e il duo Fdi-Lega hanno corso da soli, pregiudicando sia le sorti di Giorgia Meloni che quelle di Alfio Marchini.

Elezioni Usa: Sprint della Clinton sui social ma è Trump il più discusso sulla rete

Testa a testa dei due candidati sul web: su Twitter e Google cresce di più la Clinton ma Trump domina su Facebook negli swing states

di Guido Petrangeli e Luca La Mantia

A poche ore dal voto che deciderà il destino degli Stati Uniti d’America tutto è ancora da scrivere. Quello che sembrava un’elezione già decisa a favore di Hillary Clinton si sta trasformando in un duello all’ultimo sangue, complice il recupero di the Donald. La candidata repubblicana sarebbe leggermente in vantaggio nei confronti del repubblicano: secondo il sito specializzato RealClearPolitics il risultato è di 46,6% a 44,8%. L’ultima settimana ha visto Hillary al centro dell’email-gate scatenato dal capo dell’Fbi James Coney. Il mondo del web ha mostrato molta attenzione all’inchiesta del Fbi.

#brexit torna di moda e su Twitter trionfa il remain

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Nuovo boom dell’hashtag dopo la decisione della Corte suprema britannica. Prevale la voglia di restare nell’Ue

di Luca La Mantia

A poco più di 4 mesi dal referendum con cui il popolo britannico ha detto “good bye” all’Unione Europea #brexit torna prepotentemente in cima ai topic trend di Twitter. Volendo coniare un neologismo da smanettoni si potrebbe parlare di hashtag dormiente, cioè di un argomento non più caldo che continua a far discutere e attende il momento opportuno per tornare al centro del dibattito social.

Referendum: su Twitter vince il Si, su Facebook il no

La partita sui principali social rappresenta una spaccatura tra i favorevoli al referendum, accampati nel campo di Twitter ed i contrari, raggruppati su Facebook.

di Guido Petrangeli

Il duello tv tra Renzi e De Mita non è stato solo quello tra le ragioni del Sì contro quelle del No, ma anche la rappresentazione tra la politica vecchio stile e la riedizione della “rottamazione” renziana. Una narrazione guarda caso già utilizzata nel duello tv contro Zagrebelsky. Il premier continua nella sua operazione di personalizzazione del referendum sapendo di dover giocare in attacco. Gli ultimi sondaggi, Demos per La Repubblica, danno il No in vantaggio per il 39% degli intervistati contro il 35% dei favorevoli alla riforma costituzionale.

Twitter irrompe sulle presidenziali Usa

La rete si scatena contro Trump: milioni di tweet per prendere in giro il candidato repubblicano

di Luca La Mantia e Guido Petrangeli

A due settimane dalla fatidica data dell’8 novembre Twitter irrompe nella campagna per le presidenziali Usa. Del cinguettio a 140 caratteri si è interessato persino il New York Times che ha deciso di pubblicare tutto l’elenco delle offese fatte da Trump via Twitter. La lista dei destinatari degli insulti è più che scontata: donne, messicani, disabili, media e, ovviamente, Hillary Clinton. L’hate speech, dunque, viene sdoganato come metodo di comunicazione dal candidato alla presidenza del paese più influente sul pianeta.

Area Popolare, che confusione sui social. Troppi profili e pochi risultati

alfano

Performance scadenti degli account aperti dallo staff di Alfano. Basso il livello di coinvolgimento degli utenti

di Luca La Mantia

Scomodando Antonio Lubrano si potrebbe dire che la “domanda sorge spontanea”: a cosa serve un responsabile “per la comunicazione web e i social media”?. Risposta: a migliorare le proprie perfomance online. Il che si traduce (o almeno dovrebbe) in un incremento della popolarità dell’account interessato. Cioè, in soldoni, più like, retweet, commenti e condivisioni ai contenuti pubblicati sui diversi profili. Se questi sono i parametri da prendere in considerazione si può affermare senza rischio di essere smentiti che la strategia di comunicazione adottata dai social media manager di Area Popolare presenta più di una lacuna.

Terzo dibattito Presidenziale: Clinton cresce sul web ma è Trump il più discusso

clinton trump

Hillary Clinton aggancia più potenziali elettori su Twitter e Facebook, ma il più ricercato e discusso è Donald Trump

di Luca La Mantia e Guido Petrangeli

L’ultimo scontro televisivo tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato quello più duro. I due se le sono date di santa ragione, alzando ancora di più il livello dello scontro personale. Tra accuse di leggerezza verso l’Isis e di flirt incestuosi con la Russia di Putin si è consumato il match senza un vero vincitore. Questa volta infatti a differenza degli scontri precedenti la stampa non si è sbilanciata nell’assegnare ad Hillary o Donald lo scettro di trionfatore. Dove è invece possibile trovare un vincitore ed uno sconfitto è la rete: qui abbiamo messo a confronto i due contendenti per registrate chi è riuscito ad essere più popolare e coinvolgenti con gli utenti online.